Salvadori: "Indispensabile la nuova pista parallela"

11 Settembre 2017

Gli industriali e Peretola.

La Repubblica-Firenze - «Basta con le contese politiche intorno alla pista di Peretola, vengono prima le necessità dei cittadini e del territorio», avverte il presidente di Confindustria Firenze Luigi Salvadori. Gli iindustriali, spiega, «sono molto preoccupati che la pista finisca nelle polemiche politiche e nelle campagne elettorali. Mentre va considerata sui parametri delle aziende, la realtà economica del territorio, le necessità dei cittadini, l'ambiente. Di questo dobbiamo discutere, anche con il sindaco di Sesto, Lorenzo Falchi, con il quale peraltro abbiamo buonissimi rapporti. Sulla base di dati reali, non travisati». I dati reali, insomma, dicono altro. «Nel 2016 ci sono stati a Peretola mille dirottamenti per ragioni di meteo e divento e 96 mila passeggeri persi. L'aeroporto è continuamente di fronte a problemi operativi, come la necessità di alleggerire il carico, specie con il caldo, sbarcando o bagagli o passeggeri. E la ripresa economica invece va sostenuta con una corsa di testa, non di retrovia».

La pista va tirata fuori dalle contese politiche e elettorali e confrontata invece con le necessità dei cittadini e del territorio», insiste il presidente di Confindustria Firenze, Luigi Salvadori.

La pista di Peretola?

«Siamo molto preoccupati che finisca nelle polemiche politiche e le campagne elettorali. Mentre va considerata sui parametri delle aziende, la realtà economica del territorio, le necessità dei cittadini, l'ambiente. Di questo dobbiamo discutere, anche con il sindaco di Sesto, Lorenzo Falchi, con il quale peraltro abbiamo buonissimi rapporti. Sulla base di dati reali, non travisati».

E quali sarebbero i dati reali?

«Nel 2016 ci sono stati a Peretola mille dirottamenti per ragioni di meteo e di vento e 96 mila passeggeri persi. L'aeroporto è continuamente di fronte a problemi operativi, come la necessità di alleggerire il carico, specie con il caldo, sbarcando o bagagli o passeggeri».

Difficoltà che nuocerebbero all'economia cittadina?

«L'aeroporto è essenziale per lo sviluppo economico di Firenze. L'inizio di ripresa va sostenuto con una corsa di testa e non di retrovia. Noi siamo disponibili a fare gioco di squadra perché il nostro sistema produttivo sia in continua evoluzione e le rendite di posizione non esistano più in nessun settore né industriale né politico. Noi stessi ci sottoporremo all'esame di consulenti esterni per renderci più efficienti».

L'economia è legata alla pista?

«Ce lo chiedono le grandi aziende. L'aeroporto è la porta internazionale di Firenze senza di cui le multinazionali non vengono a investire. Ce ne sono già molte pronte a portare qui i loro centri direzionali e i loro learning center,ma non lo fanno se non c'è un aeroporto più efficiente».

E la salute?

«Prendiamo i dati Arpat. Allo stato attuale intorno all'aeroporto vivono 2.600 abitanti esposti a un rumore tra i 60 e i 65 decibel e 150 abitanti sopra i 65, la quasi totalità concentrata nei primi tre chilometri dal pista. Con la pista parallela sarebbero 20 quelli esposti a 60 0 65 decibel e altri 20 oltre i 65. E ciò nonostante un aumento di 45mila voli l'anno. Dipende dalla rotazione perché i primi 3 chilometri accanto alla pista parallela sono disabitati. In più la nuova pista consentirebbe l'arrivo di nuovi aeromobili con migliori performance e molto meno rumorosi».

L'ambiente migliorerebbe?

«Nettamente. Il famoso Parco della Piana di cui si parla da anni non c'è ancora e non basterebbero i 2mila alberi che Falchi vuole piantare al posto della pista. Oltretutto bisognerebbe trovare le risorse e comunque sarebbero soldi dei cittadini. Invece se si fa la pista, per il Parco arriveranno investimenti per riqualificarne circa 300 ettari: ben 30 milioni di tasca di Toscana Aeroporti».

Non basterebbe Pisa come aeroporto anche di Firenze?

«Si parla di 12 milioni di viaggiatori in Toscana al 2029. Pisa è un aeroporto militare con dei limiti e non potrà mai salire dai 5 milioni di passeggeri attuali a oltre i 7,5 milioni previsti. Non potrà supportare Firenze nel caso che Peretola non passi, tramite appunto la pista, da 2,5 a 4,5 milioni di passeggeri. I due scali non possono che essere complementari: i low cost a Pisa e gli altri voli a Firenze. Quanto a distanze, da Pisa si andrà a New York e Shangai e da Firenze al massimo a Dubai e Mosca. Si dice che c'è Bologna? Ma perché cedere una nostra ricchezza a Bologna? Lo ripeto, basta fare polemica politica. Non esiste nessuna area metropolitana come quella di Firenze nel mondo senza un aeroporto degno di questo nome. La nostra area metropolitana è quella a più alto tasso industriale d'Italia, prima perfino di Milano, con l'industria che vale il 20% del pil».

E dell'inceneritore cosa dice?

«Noi concordiamo con le decisioni della politica su aeroporto, fiera, smaltimento dei rifiuti. Ma le priorità le stabilisca la politica. Siamo anche consapevoli che nella Piana c'è un peso infrastrutturale consistente e, benché sia necessario alzarne il passo industriale, dobbiamo puntare sull'aumento delle compensazioni ambientali».

Lei dice che l'aeroporto serve alla ripresa ma cosa suggerisce per le crisi aziendali ancora apre sul territorio a cominciare dalla Ginori?

«Alcune crisi hanno radici nel passato e la selezione in atto impedirà che si riprendano. Ma la chiave è la crescita di dimensioni anche attraverso aggregazioni. Piccoli solo nella prima fase dopodiché si cresce. Un cambio di cultura, ma il territorio deve aiutare con le infrastrutture questo processo. La Ginori ci sta molto a cuore. Lì ci sono cose da chiarire. Noi abbiamo sempre cercato di favorire una mediazione, ci siamo impegnati anche insieme ai sindacati. Ma è sicuro che non ci arrenderemo».

di Ilaria Ciuti

 

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