La rivoluzione industriale? Dalla provincia al mondo

18 Giugno 2017

Patrizia Alma Pacini e l'impresa 4.0.

Corriere Imprese Toscana - L'Europa e la sfida dell'industria 4.0 ma anche la forza del territorio sono stati al centro dell'assemblea della Unione Industriali di Pisa martedì, a cui ha partecipato anche l'economista Luigi Zingales la prima da presidentessa per Patrizia Alma Pacini, figlia di Pierfrancesco, guida storica degli industriali.

Presidentessa, avete voluto concentrare il vostro sguardo oltre i confini, in tutti i sensi: Europa e innovazione.

«Perché Europa, Brexit, Euro, incidono e incideranno fortemente sullo sviluppo del nostro territorio provinciale, regionale e nazionale. La sfida ormai non si gioca a livello locale, ma europeo ed internazionale, una competizione basata sull'innovazione e nella quale il percorso avviato sull'Industria 4.0 ci consente di avere nuove opportunità».

Lei nella relazione ha rivendicato il ruolo di Confindustria nazionale e ancora di più delle associazioni territoriali: non è in contraddizione con un orizzonte ormai globale?

«Al contrario. Il territorio, la provincia non va vissuta come una limitazione, un rinchiudersi, ma come un punto di partenza. Nella Provincia di Pisa ad esempio abbiamo l'Università, il Sant'Anna, centri di ricerca di eccellenza, tanti laureati, grandi aziende, tutti elementi di forza che se uniti ad una sinergia con gli enti pubblici sono un volano di competitività e crescita. Qui Confindustria ha un ruolo decisivo, nel fare da tramite per grandi, piccole e medie imprese. Ad esempio proprio sull'Industria 4.0, il futuro dell'industria che coniuga automazione, manifattura e digitale. A marzo abbiamo tenuto un seminario sul tema, con Ateno, Sant'Anna, Regione, aziende ed il riscontro è stato positivo. È stato possibile dare un quadro complessivo delle opportunità, anche per i piccoli imprenditori, dei finanziamenti regionali, temi che si incrociano anche con l'internazionalizzazione».

Sono emerse criticità o esigenze specifiche?

«Direi che c'è la consapevolezza che l'innovazione non deve riguardare solo il prodotto, ma anche l'organizzazione aziendale, i processi produttivi. Sta a noi poi individuare le giuste traiettorie. E farlo appunto avvalendoci delle competenze del territorio».

Ad esempio?

«Il seminario è stato solo il primo di una serie. Abbiamo firmato ad inizio anno una convenzione con l'Università di Pisa per la formazione, più sul versante tecnologico e della robotica, con la Scuola Sant'Anna. Vogliamo dare ai nostri associati più servizi e aggiornamento».

Per questo nasce il portale dell'Unione industriale?

«Lo abbiamo presentato martedì e sarà operativo a settembre, un portale dinamico con tutti i dati e le informazioni, facile e veloce da consultare, con possibilità di contattare i nostri consulenti o dipendenti e un aggiornamento continuo verso le imprese. È un progetto strategico, a cui crediamo molto, anche per aumentare la partecipazione delle imprese alla vita associativa e organizzativa».

Pisa è un territorio molto vocato alle esportazioni: le tensioni mondiali vi stanno penalizzando?

«La provincia di Pisa è storicamente orientata all'export in misura superiore al resto della Toscana, con una media del 36% del fatturato, ma punte tra l'80% ed il 90% di fatturato generato dall'export nella filiera della moda e dell'automotive. È ovvio che ci interroghiamo sulle tensioni nella Ue, sulla Brexit. E di certo non aiuta neppure l'incertezza politica in Italia».

Il Paese è in stallo?

«La Banca Mondiale ha pubblicato il Doing Business 2017, il rapporto annuale che monitora la facilità di fare impresa in 190 Paesi: l'Italia è cinquantesima, molto dietro Germania, Francia o Spagna. Per facilità di avvio di impresa occupiamo il posto numero 63, il 101 per l'accesso al credito, l'86 per l'ottenimento di permessi edilizi... L'incertezza politica italiana non può non ricadere sulle imprese. Se gli imprenditori, e sono tanti, sono competitivi il merito non è certo di una politica che è rimasta ferma a venti anni fa, se non peggio».

Che 2017 vi aspettate nel territorio pisano?

«Il primo trimestre ha evidenziato dati buoni più 4,1% di fatturato, più 3,7% di produzione, più 2% di ordinativi superiori al 2016, e in linea con quelli italiani; dati diversificati tra i vari settori, e migliori per chi esporta. Per quanto riguar da la crescita è ancora frenata e le previsioni sono improntate alla cautela».

di Mauro Bonciani