Parla Pacini: "Per le imprese banda larga, credito e molto dialogo"

20 Febbraio 2012

Pacini: "Vince il modello basato sul dialogo"

(La Repubblica - Firenze) - 20 febbraio 2012 - Il presidente di Confindustria Toscana, Pierfrancesco Pacini, ieri, è soddisfatto. Il consiglio regionale ha conquistato un primato nazionale: la convergenza di giudizio di tutti sul nome del prossimo presidente nazionale di Confindustria. Nel braccio di ferro Squinzi-Bombassei, dagli industriali toscani arriva un sìunanime a Giorgio Squinzi. «Una prova di unità», dice Pacini.

Presidente, è altrettanto euforico sulle previsioni per il 2012?

«No. Sarà un anno critico. Le aziende sono fortemente fiaccate da due crisi, 2008 e 2011: nei bilanci, nel fatturato, nel credito. Perfino quelle sane rischiano, perché nessuno paga. La stessa manovra del governo Monti, un governo che apprezzo, porta aun'ulteriore contrazione dei consumi».

Detto questo, come affrontare l'anno a venire?

«Trovando gli strumenti per la crescita. Spostando tasse dall'impresa agli investimenti finanziari e la rendita: l'Irap è una tassa sul lavoro. Sbloccando gli investimenti per le infrastrutture e i 90 miliardi di debiti che in ltalia hanno i pagamenti pubblici. Poi, le banche. Hanno avuto e avranno ancora denaro a basso costo dalla Bce, possono usarlo per sostenere le imprese che presentano progetti credibili, non quelle che cercano risorse per pagare i debiti senza però avere prospettive».

E gli imprenditori?

«Devono, se possono, ricapitalizzare. Ci sono banche che li facilitano, per esempio la Cassa di Risparmio ha un programma per cui se l'imprenditore mette uno, la banca mette tre».

Ma se non investono nemmeno.

«Se il mercato non tira e il fatturato non cresce come puoi investire sapendo che non utilizzerai gli impianti e non ammortizzerai? Peraltro abbiamo migliaia di investimenti bloccati per questioni burocratiche. Apprezzo molto la legge 15 della Regione che permette di sbloccare le grandi opere private e pubbliche. Altrimenti gli imprenditori vanno a investire altrove ».

La propensione alla rendita esisteva prima della crisi.

«Assolutamente non da parte degli imprenditori. La si può vincere solo tassandola di più. E la Regione può fare la sua parte rendendo la Toscana terra in cui si può fare impresa nel migliore modo possibile».

Ecco, la Regione. Prima lei ha parlato di misure per la crescita nazionali. Cosa può fare la Toscana?

«Può occuparsi di internazionalizzazione, credito, infrastrutture, formazione. Noi siamo disponibili a collaborare. Mi sono incontrato pochi giorni fa con il presidente Rossi, abbiamo trovato molte convergenze».

Quali sono secondo lei le priorità?

«Le accennavo prima. Mi fermerei su cinque. A cominciare dall'internazionalizzazione delle aziende. Ci può ottimamente lavorare Toscana Promozione che però va un po' ridisegnata. Deve avere una governance competente, ora non ha neanche un cda, e una struttura svelta che non appesantisca i costi. Ci devono partecipare gli imprenditori per indicare le necessità delle aziende. Si devono fare progetti e verifiche dei risultati».

Due?

La formazione che la Regione deve riassumersi. Se anche ci sarà qualche ripresa sarà senza occupazione e siccome si lavorerà fino a 70 anni non ci sarà ricambio. Dunque le persone vanno formate per aiutarle a trovare lavoro, ma anche dopo: per conservarlo innovandolo o per chi, come si addice a un mercato evoluto, deve poter passare da un posto a un altro».

Monotonia dei posto fisso e guerra all'articolo 18?

Non mi scaglio contro l'articolo 18. Ma va trovata una soluzione, altrimenti la piccola e media impresa non assume e la flessibilità, di cui gli imprenditori hanno bisogno, va solo a danno dei giovani precari».

Andiamo avanti coniepríorità. «Le infrastrutture: per essere più competitivi. Ne cito solo due: la realizzazione del sistema aeroportuale toscano traFirenze e Pisa e il completamento della Tirrenica».

La quarta priorità?

»La Toscana digitale: banda larga per tutte le imprese e i cittadini. Ma noi non arriviamo neanche alla banda larga quando gli altripaesi hanno già la larghissima. Dobbiamo pensare allo sviluppo dei new generation network».

L'ultima?

«Il credito. E' strategico il ruolo di Fidi Toscana, uno degli strumenti che ha fatto molto bene duranteil cre dit crunch e che deve essere a fianco delle aziende per sviluppare il sistema industriale. Abbiamo bisogno anche di altri fondi di private equity che supportino sia le start up chele aziende in difficoltà. Sappiamo di iniziative per portare in Toscana una declinazione territoriale del Fondo italiano. Vogliamo collaborare con le banche, aiutando gli imprenditori a imparare come presentarsi».

Veniamo a voi.

«Stiamo lavorando all'integrazione tra le varie strutture, otterremo così economie di scala e maggiore operatività. Siamo già avanti, guardi l'unità su Squinzi, unica in Italia».

Squinzi perché?

«E' a capo di un grande gruppo, la Mapei che fa materiali per edilizia e industria, che però è costituito da una serie di medie e piccole aziende, viene da un'azienda inizialmente piccola, ha clienti di medie e piccole aziende. Dunque è più vicino a noi toscani. Inoltre ha più attenzione di Bombassei al tenia delle relazioni sindacali, più dialettica nella concertazione, molta attenzione ai giovani».

Vuole dire che considera valido unmodello direlazioni industriali che in Toscana ha finora fronteggiato la crisi attraverso migliaia di accordi?

«Assolutamente. Lo apprezzo molto, come ho apprezzato molto il modo cari cui Rossi, durante la crisitunisina, ha risolto non tramite lo scontro ma l'inclusione la questione dei profughi. Sono convinto dei primato del dialogo, la concertazione, la condivisione e devo riconoscere che in Toscana il sindacato si è dimostrato sempre responsabile».

di Ilaria Ciuti

 

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