«La meccanica resiste»
Ceccardi (Federmeccanica): il settore non si piega alla crisi e resta un motore di sviluppo
(Il Sole 24 Ore) - 22 febbraio 2012 - L'industria metalmeccanica si conferma il principale motore della nostra economia. Nell'ultimo decennio, nonostante la crisi, le imprese del settore sono state determinanti per la bilancia commerciale con l'estero (190 miliardi di export nel solo 2011, la metà dell'intero manifatturiero nazionale) e per l'occupazione (43mila posti in più è il saldo netto 2000-2010), permettendo all'Italia di consolidare la seconda posizione in Europa come paese industriale, dopo la Germania.
Una forza produttiva, troppo spesso sottovalutata, che ieri è stata rivendicata con orgoglio da Pier Luigi Ceccardi, presidente di Federmeccanica, in apertura del convegno fiorentino dedicato al settore a cui hanno partecipato tra gli altri la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia (cinque minuti di applausi quando ha sottolineato l'importanza della comune casa confindustriale), il vice ministro del Lavoro Michel Martone, gli economisti Marco Fortis e Carlo Dell'Aringa, e con un messaggio video il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera («La via della ripresa passa dalla metalmeccanica»).
«L'Italia non sarebbe tra i maggiori paesi manifatturieri del mondo senza l'insostituibile ruolo che il comparto metalmeccanico ha svolto e continuerà a svolgere», ha detto Ceccardi. «Oggi siamo in una situazione complessa, in cui le ristrutturazioni aziendali s'incrociano con una caduta generale della domanda-ha aggiunto - questo provoca una marcata tensione occupazionale, dopo i 220mila posti persi nel triennio 2008-2010 e l'ulteriore flessione che emergerà con i dati ufficiali del 2011. Però il settore ha retto all'urto della crisi e il valore degli investimeriti per addetto delle nostre aziende è in linea con quelli di Germania e Francia».
Non solo moda o alimentare, quando si parla di made in-Italy occorre tenere presente il contenuto tecnologico e d'innovazione dei prodotti dell'industria metalmeccanica, che infatti riescono a conquistare spazi sul mercato mondiale. Basti dire che dal 2000 al 2010 il nostro Paese ha raddoppiato (da meno del 4% a quasi il 9%) l'exportverso l'area Bric. «È questa capacità che consente all'Italia di garantire più valore aggiunto e più occupazione - ha sottolineato Ceccardi dando un contributo essenziale alla tenuta dei conti con l'estero: con l'avanzo della bilancia metalmeccanica, l'Italia oggi paga la metà dei prodotti energetici e agro-alimentari che importa».
La ripresa, dunque, non potrà che agganciarsi al carro del manifatturiero. Ma, come ha detto Simone Bettini, presidente di Confindustria Firenze e vice presidente nazionale di Federmeccanica, «la ripresa non arriverà da sola, perché questa volta non è legata all'inversione del ciclo, ma a fattori di sistema». Le imprese chiedono un contesto più efficiente, in particolare auspicano una riforma fiscale che riduca il prelievo a carico di lavoratori e aziende, costi energetici competitivi (oggi sono più alti del 30%) e, soprattutto, un accesso al credito, con chiarezza Ceccardi. «Ci stiamo avvicinando ai livelli deipeggiori anni di crisi, con circa un quinto delle aziende che dichiarano una condizione di liquidità cattiva o addirittura pessima- ha spiegato il leader di Federmeccanica -. Per ridare ossigeno alle imprese, occorre che il Governo recepisca la direttiva comunitaria sui tempi di pagamento (30 giorni per la Pubblica amministrazione e 60 tra privati) e che le banche facciano arrivare al sistema delle imprese il credito che la Bce sta concedendo loro generosamente, finora ampiamente impiegato in operazioni di buy back o per acquistare titoli di Stato».
Se Fortis ha fatto vedere i numeri che dimostrano come le imprese meccaniche siano il punto di forza dell'export italiano, Dell'Aringa ha messo l'accento sulle rigidità del nostro mercato del lavoro e sulla flessione della produttività, il vero gap rispetto alla Germania. Su questo punto, il vice ministro Martone ha detto che la «riforma del mercato del lavoro con l'accordo delle parti sociali è un'opportunità da non perdere».
Ceccardi, infine, ha concluso confermandola disponibilità di Federmeccanica, «senza però abbandonare l'aziendalizzazione delle relazioni contrattuali». La flessibilità salariale, infatti, è uno dei fattori che incidono sulla competitività delle imprese.
di Cesare Peruzzi
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