Mansi fa i suoi conti «Lascio una Toscana con un altro passo, ma spogliata dei miti»
Mansi: "Il mio cruccio? Le infrastrutture. lo in politica? Chissà
(Corriere Fiorentino) - 19 dicembre 2011 - Martedì 20 dicembre il consiglio regionale di Confindustria sancirà il passaggio di consegne tra Antonella Mansi e il nuovo presidente degli imprenditori toscani. Un appuntamento a cui la manager della chimica arriva dopo 4 anni segnati dal suo stile e soprattutto dalla crisi economica mondiale.
Presidente, lei si è insediata nel gennaio 2008, quattro anni e un mondo fa. Qual è il suo bilancio?
«Non intendo farne - sorride, nell'ufficio di piazza della Repubblica che tra pochi giorni lascerà - Diciamo che sono stata un anello della catena che racconta e interpreta gli interessi e le istanze della categoria, e che ha visto cambiamenti arrivati con una velocità e una violenza che in passato non c'era mai stata, se non nella seconda guerra mondiale. In questi 4 anni è cambiato tutto e non è cambiato nulla, nel senso che le priorità per gli industriali e la Toscana sono sempre le stesse, e questo dovrebbe far riflettere... La velocità di reazione delle aziende non è paragonabile a quella del sistema che ancora non è adeguata alle sfide e alle complessità attuali».
Nessun bilancio della sua presidenza, ma almeno è soddisfatta?
«lo ho dato un contributo di verità al governo regionale, ho chiesto di togliere la maschera rispetto al nostro al territorio e alla necessità di ridisegnarlo per essere più manifatturiero, anche per fare da traino a tutto il sistema e al welfare».
Renzi ha lanciato la rottamazione, lei per prima ha messo da parte la «Toscana felix», anche a costo di sembrare eretica.
«Ricordo che quando dissi nel 2008 che la Toscana felix era un mito Vannino Chiti mi rispose che sbagliavo, ma oggi tutti si sono spogliati di questo mito, anche lui. Se ne sono spogliati coloro che stanno al governo locale, anche se c'è una parte che si ostina a non capire. Quel modello ha avuto una sua validità in passato, ma ora ha perso solidità e per mantenere benessere e coesione sociale serve il coraggio di cambiare».
Come presidente degli industriali ha insistito fin dal primo giorno nel chiedere discontinuità e un cambio di passo: che risultati ha ottenuto?
«Il cambio di passo si è concretizzato nella programmazione regionale, nei ragionamenti sulle reindustrializzazioni, nella legge sulla competitività e sulle opere strategiche che prevede anche commissariamenti per far rispettare costi e tempi. Tutti frutti della nostra azione di lobby. E sul credito, fin dagli ultimi mesi dell'amministrazione Martini, c'è stata un'azione di sostegno alla liquidità. In generale c'è stata una nuova sensibilità nel governo regionale verso le nostre istanze e la condivisione di alcuni obiettivi, certo tenendo presente che nessun livello regionale può risolvere problemi che sono del Paese, dell'Europa, del mondo».
Com'è oggi il rapporto industriali-mondo bancario?
«Le banche nel loro insieme soffrono, ma la loro missione resta il sostegno al sistema economico e non possono essere svincolate dal mondo e dall'economia reale: le banche si salvano solo se si salva il sistema industriale».
Va difesa o meno la senesità di Banca Monte dei Paschi, la quota del Piave del 50 per cento in mano alla Fondazione?
«Abi (associazione delle banche italiane, ndr) ha ragione nel contestare le richieste dell'Europa perché la cura rischia di uccidere il malato, come dice un vecchio proverbio: è più utile il dialogo e la collaborazione. Banca Mps è un player fondamentale per la Toscana e per ii nostro sistema e l'importante è salvarla, che continui a poter esercitare il proprio ruolo. Per il resto la situazione è evidente e cambiare pelle non è necessariamente un male: più che i percorsi, sono importanti le soluzioni».
Sia sincera: un obiettivo che non ha centrato.
«Il mio cruccio e con quello lascerò, sono le infrastrutture. Nonostante ne abbia fatto un tormentone, nonostante mi sia venuta a noia a parlare dell'aeroporto di Firenze o della Tirrenica e della Due Mari, siamo davanti ad uno stop sostanziale, che penalizza la competitività e l'attrattività del territorio. Uno stop sostanziale, nonostante ci siano stati alcuni momenti in cui sembrava si potessero sbloccare certe situazioni».
Che Confindustria lascia al suo successore?
«Un'associazione unita, autorevole, che ha costruito una rete di rapporti, tesi ad un modello nuovo di Toscana più veloce, che è un valore e che trasferisco a chi verrà».
Hanno ancora senso dieci diverse Confindustrie provinciali, ognuna con tante società o consorzi collegati?
«No. Ma il livello regionale non ha nessun potere, sono le associazioni territoriali che decidono e gestiscono autonomamente i loro livelli. Per la rappresentanza c'è l'esigenza dei livelli territoriali per fare sintesi tra quello nazionale e regionale e le singole realtà, ma a livello di servizi alle imprese e di efficienza serve una razionalizzazione, la centralizzazione è un percorso obbligato. E mi sembra che questa esigenza stia maturando, anche se il processo è troppo lento e andrà accelerato nei prossimi anni per mettere fine a questa nostra stortura».
Un mese fa si è dimesso Berlusconi e adesso il governo Monti sta presentando la manovra in Parlamento: era necessario un governo tecnico? E come giudica la manovra?
«Per valutare la manovra aspetto di vedere come sarà approvata dal Parlamento, ma intanto il governo tecnico ha riportato un clima di serenità togliendo dal tavolo la figura di Berlusconi che, e non è un giudizio di merito, perturbava il clima politico. Un cambiamento c'è stato: senza Berlusconi molti hanno perso il loro riferimento e si è tornati a parlare dei veri problemi. Per noi è un sollievo anche il nuovo clima in Europa, con un minor accanimento verso l'Italia, con il Presidente Napolitano e la sua autorevolezza punto di riferimento del Paese. Detto questo, l'agenda non è cambiata, ci viene dettata dall'Europa, e vanno fatte le riforme di cui si discute da anni. Nel governo ci sono i presupposti di competenza, esperienza e professionalità, elementi che dovrebbero essere normali, per chi ha un Paese sulle spalle, per fare bene; ma il Parlamento non è cambiato, con tutti i suoi limiti. Vedremo cosa accadrà e soprattutto attendiamo la seconda fase della manovra, quella su crescita e lavoro, ma serviranno sacrifici per tutt».
Siente pronti anche voi a fare sacrifici?
«Gli imprenditori li fanno ogni giorno, perché sono cosa ben diversa dagli evasori o da chi porta i soldi all'estero. Mi arrabbio quando viene fatta questa confusione. Gli industriali sono penalizzati da vincoli esterni da tempo, dalla burocrazia alle infrastrutture. Come Confindustria abbiamo dato disponibilità alla patrimoniale, ma diciamo no al populismo. La cosa più importante è che i cittadini votino con consapevolezza, che il merito in Italia sia un valore, cosa che oggi non è».
Lei è stata corteggiata dal centrodestra e dal centrosinistra ma ha detto di no: entrerà un giorno in politica?
«Non lo so, ma non è nel mio programma a medio termine. Io sono appassionata di politica, come sono appassionata della rappresentanza in Confindustria e delle cose che faccio, e non sono adatta al contesto politico di oggi che è una grande delusione. Lo potrei fare se trovassi un progetto che mi convince, davvero, che mi faccia innamorare».
Farà rappresentanza a livello nazionale in Confindustria?
«Compatibilmente con le esigenze della mia azienda valuterò questa possibilità. Sempre però con uno spirito di servizio: non ho mai sgomitato un minuto, e non sgomiterò per una poltrona, per un ruolo».
Nessun rimpianto ora che sta per lasciare?
«Sono serena e avevo detto da tempo che a dicembre avrei chiuso questo capito lo. La mia famiglia mi ha sempre sostenuto e questa esperienza in Confindustria mi ha arricchito di tanti rapporti umani e personali: a conti fatti ho guadagnato più io che l'associazione».
Si è fatta più amici o più nemici in questi quattro anni?
«Adesso - ride Antonella Mansi - so no tutti amici: le saprò dire di più il 21 dicembre... Io ho rispetto per tutte le opinioni, il confronto è sano ed è sempre arricchimento quando è costruttivo, ma ho agito in coerenza con la mia cultura. E in sostanziale continuità con il mio predecessore Sergio Ceccuzzi, anche se certo con il mio stile. Non è stata la presidenza di una persona sola, ma di un gruppo».
Cosa c'è dietro l'angolo nella vita professionale e privata di Antonello Mansi?
«Ci sono in primis i contratti da chiudere per il 2012 e l'acquisto di materie prime. Quindi una pausa natalizia che godrò accanto alle persone e ai valori più veri della mia vita. E poi chissà... Magari farò la mamma. La vita è quel che succede, non quel che si programma».
di Mauro Bonciani
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