Boccia «Investimenti pubblici per rafforzare la crescita del Paese»

18 Dicembre 2017

Al Rome Investment Forum.

Il Sole 24 Ore - Crescita e credito, da affrontare come questione italiana ed europea. Congli investimenti in primo piano per spingere lo sviluppo. «L'Italia sta vivendo una stagione interessante, con una crescita degli investimenti privati del 30%, un export che aumenta del 7% e l'occupazione che comincia a ripartire». Vincenzo Boccia esordisce con questa considerazione nel suo intervento al Rome Investment Forum 2017 per poi lanciare due messaggi: «Innanzitutto occorre non smontare le riforme, dal Jobs act al Piano Industria 4.0, che stanno dando risultati. Inoltre occorre passare alla seconda fase: attivare quanto prima, in tempi veloci, investimenti pubblici per dare una seconda gamba alla crescita economica e costruire una stagione di semplificazione». Il presidente di Confindustria scende nello specifico: «Penso ad investimenti micro e macro, cioè sia di grande dotazione paese, sia di collegamento tre le periferie e le città». Per poi aggiungere: «Gli effetti che stiamo vedendo sull'economia reale delle riforme fatte sono la dimostrazione che il paesehagrandipotenzialità e che la crescita deve essere considerata una precondizione per contrastare disuguaglianze e divari e ridurre il debito pubblico».

Consolidamento della crescita, rendere più attrattivi l'Italia e l'Europa, far sì che il sistema finanziario, dalle banche alle assicurazioni al capitale di rischio, agisca a sostegno dell'economia: sono stati i temi del Rome Investment Forum 2017, organizzato dalla FeBAF (Federazione Banche, assicurazioni e finanza), in programma ieri e oggi. Il credito è un tassello imprescindibile per consolidare e accelerare la ripresa. Ieri nel dibattito è emersa anche la preoccupazione che eventuali regole europee per contenere i rischi bancari possano avere effetti controproducenti. Lo teme il ministro dell'Economia, Piercarlo Padoan, secondo il quale «nessuno più dell'Italia desidera ridurre il rischio del debito e quello bancario». A questo scopo, però, i meccanismi che impongono vincoli più o meno automatici al peso del passivo pubblico (fiscal compact) o dei crediti deteriorati delle banche (addendum della vigilanza Bce) potrebbero paradossalmente ottenere effetti contrari a quelli che si propongono. «Bisogna sempre chiedersi quale potrebbe essere la reazione dei mercati - sostiene Padoan perché misure pensate per ridurre il rischio potrebbero invece aumentarlo».

Preoccupazioni espresse anche da Boccia: «Temiamo regole a livello europeo che possano depotenziare i flussi di credito all'economia reale, ci riferiamo all'addendum sugli Npl della Bce e al tentativo di una certa dottrina tedesca di pensare ad accantonamenti da parte delle banche anche quando acquistano titoli di Stato», ha detto il presidente di Confindustria, a margine del Forum. «Questi aspetti non sono fattori positivi sull'economia realeevanno contrastati. In ogni caso occorre investire sulla crescita, perché se arriva la crescita arriva anche il credito». Inoltre occorre un grande piano di inclusione giovani, ha continuato Boccia: «Brexit insegna che Londra ha votato a favore della Ue, le periferie contro. Includere i giovani vuol dire evitare un detonatore sociale».

Ragione di più per accelerare sulle riforme e sugli investimenti, ha detto il presidente FeBAF, Luigi Abete, aprendo il convegno, sia in Europa che in Italia. «A Bruxelles serve un cambio dipasso per ridare identità all'Unione e fiducia agli europei, completando i processi avviati, a cominciare dall'Unione bancaria e l'Unione dei mercati dei capitali». In Italia, ha aggiunto Abete, la federazione sta lavorando per creare condizioni di rilancio degli investimenti, per favorire la crescita e la capitalizzazione delle imprese. «La prossima legislatura - ha concluso - sarà decisiva per una ripresa degli investimenti pubblici e privati e dovrà mettere al centro del suo programma una finanza per la crescita».

di Nicoletta Picchio - Gianni Trovati