«Appalti a sorteggio? Qui è la prassi. In Italia si lavora con il 'fattore C'»

27 Novembre 2017

Dopo il caso Milano-Amsterdam.

La Nazione-Lucca - La dea bendata ha fatto la sua scelta: ha ignorato Milano e a dato un ricchissimo bacio ad Amsterdam che diventerà la nuova sede dell'Agenzia europea del farmaco (Ema), costretta a lasciare Londra per effetto della Brexit. Uno smacco del destino che fa perdere all'Italia cifre da capogiro: le stime parlano di quasi due miliardi di euro, considerando l'indotto. Una disfatta politica ed economica, peggio dell'aver perso la qualificazione ai mondiali di calcio in Russia. E non si può parlare di 'lotteria' dei rigori. Nel Belpaese ci si straccia le vesti per una scelta dettata dal caso in seno all'Unione Europea e ci si stupisce che una decisione così importante venga affidata alla fortuna ma in Italia le imprese sono costrette tutti i giorni a fare i conti con il "fattore C" solo per sperare di lavorare.

Il sorteggio è infatti una delle regole base previste dal nuovo codice degli appalti, integrato dalle linee guida di Anac: un elemento aleatorio nelle gare pubbliche al di sotto del milione di euro che può avere risultati devastanti, soprattutto per le piccole e medie imprese. Contro la norma si è schierata sin da subito l'Associazione nazionale costruttori edili (Ance) Toscana Nord di Confindustria, per le province di Lucca, Pistoia e Prato. Ma il grido di aiuto, lanciato dal presidente Stefano Varia, membro del consiglio di presidenza di Ance a Roma, è rimasto inascoltato. «Sono rimasti tutti sbigottiti di fronte alla vicenda di Ema ma è con questo sistema che lavoriamo in Italia. Le aziende sono invitate alle procedure negoziate degli appalti tramite sorteggio».

La sorte decide chi lavora?

«In realtà la fortuna riguarda la fase di selezione degli invitati. Quando una pubblica amministrazione decide di appaltare un'opera con procedura negoziata, sotto il milione di euro, fa una manifestazione di interesse. Possono arrivare anche centinaia di domande. A quel punto si decide di invitare solo alcune imprese a presentare un'offerta formale per la gara. Ecco, la scelta degli invitati è affidata al caso».

E come funziona?

«Dipende poi dalle Regioni e dagli enti locali. Per esempio, l'Emilia Romagna ha optato per un generatore di numeri casuali il cui seme è il primo numero sulla ruota di Cagliari nell'ultima estrazione del Lotto. La Toscana, invece, si affida al sistema Start. Un algoritmo di cui abbiamo chiesto più volte i criteri e la risposta è che li conoscono solo i programmatori di un'azienda di Milano. Ma possiamo stare tranquilli così?».

Tutto è aleatorio e così diventa impossibile fare progetti.

«Esatto. È una pratica indegna di un paese civile. Non possiamo programmare investimenti, mettere risorse sulla sicurezza, come dovrebbero fare gli imprenditori seri. Non esiste un mestiere in Italia dove si viene 'selezionati' a sorte. Si cancellano meritocrazia, esperienza e territorialità con un colpo di spugna. Così le imprese medie e piccole muoiono: dal 2008 ne sono sparite circa il 35% per una forza lavoro del 45%, almeno fra Lucca, Prato e Pistoia. Migliaia di persone rimaste a casa. Dall'altra parte si foraggiano le 'scatole vuote».

Che cosa vuoi dire?

«Se per essere invitati basta avere fortuna, allora io creo una società senza struttura, ottengo la certificazione Soa e, se vinco la gara, poi subappalto i lavori».

Ma nessuno protesta?

«Ci abbiamo provato come Ance Toscana. Abbiamo inviato una lettera al presidente di Anac, Raffaele Cantone, a settembre, definendo indegna la pratica del sorteggio. Ma non ci ha ancora risposto. Ora il 5 dicembre ci sarà un convegno a Firenze, convocato dal vice ministro Riccardo Nencini, a cui parteciperà anche Cantone, e speriamo di riuscire a far sentire la nostra voce e a cambiare questa assurda regola».

Avete una controproposta?

«Sì, ed è chiara. Se le imprese da invitare sono troppe, facciamo una selezione in base alla distanza dal luogo in cui si deve realizzare l'opera. In alcune Regioni a statuto speciale di fatto è già così. In questo modo saranno garantite competitività e trasparenza e importanti ricadute economiche nel territorio in cui si fa l'investimento».

di Francesco Scolaro